Pensavo che la prima cosa che avrei scritto su un blog sarebbe stata davvero figa. E invece sono qui che scrivo perché non so decidere se mangiare, rosicare o lavare i piatti.
Compatibilmente con la consapevolezza dell’assoluta inevitabilità del rosicare ho deciso di non mangiare, perchè mangiare e rosicare insieme implica ad un certo punto un vomito di emozioni o della cena nel peggiore dei casi. Lavare i piatti e rosicare mi sembrava una doppia pena. Quindi ho scelto di scrivere, anzi ricominciare a scrivere, perchè c’era un tempo in cui confessioni silenziose di inchiostro facevano gridare i quaderni a quadretti. Ora al massimo c’è un sussurro di pensieri disorganizzati all’orecchio delle note di keep.
Tuttavia i fogli accartocciati che ho inghiottito insieme a quella parte di me che per accidente del destino, necessità, grazia o castigo divino c’è, ed è essenza pura, ad un certo punto dovevano risalire. Hai ingoiato il rospo ragazza, lo hai sentito scivolare lungo la trachea ruvido, schifoso e umidiccio. Ed è rimasto incastrato lì. Se prima risaliva sotto forma di inchiostro di una penna a sfera che squarciava pagine di vissuto in parole, adesso il reflusso di coscienza ha il rumore del picchiettio dei tasti e il lato esterno della mano destra non è più sporco di blu. Martellate sulla tastiera. Martellate.
Pensavo che la prima cosa che avrei scritto su un blog sarebbe stata davvero figa. Invece spacca la superficie rotta. Ed il picchiettio dei tasti mi riporta alla realtà.
